5 aprile 2020

Ho trascorso la seconda metà della mia vita in questo bellissimo comune in riva al Verbano, dove mi sono coniugato e ho avuto due figli. Sono architetto con dottorato ed esercito attività propria nell’ambito del risanamento energetico oltre alla docenza SUPSI nonché al professorato al Politecnico di Milano. Mi impegno attivamente da un lato per la natura quale presidente del WWF della Svizzera italiana, da un altro nella promozione di una gestione dell’ambiente più contemporanea come presidente dei verdi liberali ticinesi, oppure nella salvaguardia della salute con la prevenzione dall’inquinamento, incluso quello elettromagnetico e non da ultimo nella cultura come musicista amatoriale.

Il mio lavoro negli anni trascorsi in Consiglio Comunale si è contraddistinto per un forte impegno verso l’ecologia e la salute. Nell’ultimo quadriennio ho presieduto la commissione speciale Piano Regolatore, sono attualmente vice presidente della commissione edilizia e presiedo la commissione speciale sulle plastiche.

Sono convinto che Minusio debba instaurare un’economia circolare che includa un bilancio ambientale e sociale dell’amministrazione pubblica oppure con una migliore gestione del territorio per evitarne un uso insostenibile, preservando la diversità architettonica e del paesaggio. Mi immagino spazi verdi e pubblici più connessi ed accoglienti, più protezione della biodiversità e rinaturazione di parti ecologicamente degradate del territorio. Desidero che a Minusio si realizzino quartieri sostenibili dove ci possa essere una vera integrazione di tutti i ceti, la conversione di appartamenti per i meno abbienti, la realizzazione di abitazioni idonee per i nostri anziani in stretto contatto con i più giovani, una mobilità più efficiente nonché la possibilità di lavoro da casa o in prossimità.

Autore dell’atto che nel 2006 ha fatto intraprendere a Minusio i passi per raggiungere il Label “Città dell’Energia”, nella prossima legislatura uno dei miei obiettivi è di permettere il conseguimento del Label “Città dell’Energia GOLD”.

La concretizzazione della Minusio del 21esimo secolo è appena iniziata!Massimo

Futuro sterminio anche degli aironi?

Nel corso del 2019 nel solo Cantone dei Grigioni sono stati abbattuti ben 8 aironi cinerini, tutti nella bassa Valle Mesolcina tra Cama e Lostallo dove sono ubicati gli impianti di pescicoltura. Ad un’interpellanza, che riprendeva un’affermazione delle associazioni di tutela degli uccelli che hanno definito illegale questa pratica, il governo retico risponde che si tratta di abbattimenti regolarmente notificati. Nella sua risposta l’esecutivo grigionese cita un “piano di misure concernente gli uccelli piscivori nel Cantone dei Grigioni”.

Fatti come questo non possono che farci addentrare nel tema della revisione della legge sulla caccia che dovremo votare il prossimo 17 maggio. Infatti l’airone cinerino è un animale protetto che con questa nuova legge si ritroverà meno protetto in confronto alla situazione attuale. C’è da chiedersi se già ora possono essere così facilmente abbattuti diversi esemplari, che cosa capiterà se la votazione passasse?

In questo specifico caso si vede in modo eclatante quanto questi volatili entrino in conflitto con le attività umane, ovvero la pescicoltura. La revisione della legge ha stabilito che si potrà preventivamente uccidere un esemplare che ipoteticamente arrechi danno ad un’attività umana. È assai improbabile che l’airone smetta di cibarsi dei pesci, a meno che siano prese delle contromisure efficaci per tenerli lontani. Se il governo retico riconosce “margini di miglioramento” ci si può riferire unicamente a provvedimenti per migliorare la convivenza tra uomo e il volatile. Purtroppo il vincolo di applicare misure preventive è stato abolito nel testo della nuova legge.

Se il prossimo 17.5.2020 non respingiamo la modifica della legge votando NO, l’airone in Valle Mesolcina sarà sterminato non appena si avvicinerà alle vasche di allevamento dei pesci, che non dovranno più avere nessun tipo di protezione. Non è un voto contro la caccia ma contro l’allentamento della protezione delle specie protette.

 

Ripreso da La Regione, 6.marzo.2020SKM_C55820030610140

Legge sull’abbattimento al 17 maggio

Il 27 gennaio c.a. è stata lanciata dalla Consigliera Federale Simonetta Sommaruga la campagna a favore della revisione della legge sulla caccia che, grazie alle firme per il referendum raccolte, sarà in votazione il prossimo 17 maggio. Il mirino del dibattito à stato volutamente puntato sul lupo quando in realtà quanto discusso e votato a Berna va ampiamente oltre, intaccando i principi di protezione dell’ambiente.

Tra i peggioramenti contenuti nel testo messo in votazione vi è innanzitutto la “presunzione di colpevolezza”. Concretamente questo significa che se un animale selvatico si presenta in prossimità di attività umane creando un ipotetico pericolo, esso potrà essere preventivamente ucciso. Decisione come questa ci catapulta indietro nel tempo di molti secoli, per non dire millenni, quando l’essere umano si trovava immerso in ambienti dominati dagli animali e da loro doveva difendersi. Ora siamo noi umani la vera minaccia dell’Ecosistema.

Inoltre è stata allestita una lista di animali che potranno essere abbattuti più facilmente come ad esempio lince, castoro, cigno, lepre, airone, smergo maggiore, orso oltre al famigerato lupo (cattivo). Questa lista, che ha fatto discutere molto le camere federali con tentennamenti su alcune specie come il castoro, potrà in futuro essere allungata a piacimento dal solo Consiglio Federale senza possibilità alcuna di ricorrere contro la decisione e ciò in contrapposizione al “diritto civico di ricorso” del quale gli svizzeri sono fieri.

L’attuale legge contiene già strumenti repressivi importanti che prevedono l’abbattimento di singoli capi che hanno causato danni, a condizione che siano applicate misure di prevenzione, e le cronache ci hanno dimostrato che ciò capita con una certa regolarità ad esempio con notizia dell’uccisione pochi mesi fa di ben 4 giovani lupi nel Cantone Grigioni.

Col nuovo testo non sarà però più obbligatorio intraprendere misure per contenere i danni da parte di animali selvatici. Cade in questo modo il promovimento di accorgimenti per facilitare la convivenza tra l’uomo e gli animali in quell’habitat che l’uomo ha loro rubato.

Da ultimo, ma non per importanza, sarà delegata ai singoli Cantoni qualsiasi decisione sugli abbattimenti, come se fosse una problematica squisitamente locale. Ciò non tiene minimamente in considerazione la mobilità degli animali selvatici che non hanno confini e si spostano anche su distanze medio lunghe. È importate, per equità, che il diritto sia garantito a livello nazionale.

Già solamente con queste motivazioni è evidente che bisogna votare NO questa revisione della legge sulla caccia per evitare che diventi una legge sull’abbattimento o peggio ancora sull’estinzione delle specie.

Più protezione contro le discriminazioni

La Regione 17.01.2020

Le notizie sui media di persone omosessuali che subiscono in Svizzera molestie e attacchi per via del loro orientamento sessuale si susseguono in continuazione. Proprio nella notte di Capodanno a Zurigo una giovane coppia omosessuale è stata aggredita e picchiata da quattro individui ed è finita in ospedale a farsi medicare.

In Svizzera, nessuno può essere discriminato a causa dell’orientamento sessuale. È un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione. Tuttavia, per rafforzare la protezione dalle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale è necessario sancire il principio anche nel diritto penale. Il secondo oggetto in votazione il 9 Febbraio mira proprio a modificare il diritto penale per rafforzare la discriminazione basata sull’orientamento sessuale. Con l’estensione della norma penale le discriminazioni saranno punibili e gli omosessuali saranno maggiormente protetti.

I verdi liberali sono dell’opinione che gli omosessuali devono essere protetti da offese e campagne degradanti e diffamatorie. Una buona protezione aiuta anche a impedire maggiormente attacchi violenti. Con la modifica del diritto penale la libertà di espressione non sarà toccata. Si potrà liberamente discutere su temi controversi come l’omosessualità. Sarà vietato unicamente discreditare pubblicamente le persone omosessuali a causa del loro orientamento sessuale. Per tutti questi motivi i verdi liberali invitano a sostenere con il Sì la legge contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale.

Questo è il momento dell’onda verde anche in Ticino

L’ultimo barometro elettorale della SRG conferma le indicazioni di massima sulle tendenze di voto della popolazione elvetica per le prossime elezioni per il rinnovo delle camere federali.

Il dato più evidente è l’avanzata delle due formazioni verdi che assieme avanzerebbero di più del 6% attestandosi a livello nazionale attorno al 18%, una percentuale che, se raggiunta, deve spingere il mondo politico a ridiscutere gli attuali rapporti di potere. Al di là degli errori e le imprecisioni di un sondaggio, che a volte non sono confermati pienamente dal voto e che perciò devono sempre esser presi con prudenza, resta confermato il fatto importante che la discussione politica è molto orientata al tema del clima e sulle sue ripercussioni sul nostro ambiente di vita. In campagna elettorale si sono sentiti molti candidati di svariati partiti politici che si sono accorti dell’importanza del tema e si sono perciò espressi in modo favorevole all’ambiente.

Uno dei principi dei verdi liberali è di proteggere velocemente il nostro clima unendolo alle opportunità economiche. C’è chi crede che unire protezione dell’ambiente e crescita economica non sia possibile. Ebbene è vero il contrario. Le aziende cleantech e le nuove start-up che offrono soluzioni innovative sono in piena crescita ed attraggono investimenti milionari. Anche sulla piazza finanziaria elvetica e internazionali i fondi verdi che investono in tecnologie pulite sono in piena crescita. Se ci concentriamo solo su divieti e tasse non riusciremo a vincere questa battaglia sociale ed economica. Dobbiamo vedere il lato positivo del cambiamento e cogliere le opportunità che ci offre. Questo è lo spirito dei verdi liberali ed è ciò che ci differenzia dagli altri gruppi ecologisti.

La transizione energetica non può essere realizzata semplicemente con un cambiamento di comportamento, ma sono necessarie misure incisive nel modo imprenditoriale. Infatti per raggiungere gli obiettivi di neutralità di carbonio della strategia energetica entro 20 o 30 anni, le imprese, per essere concorrenziali, dovranno trasformarsi sia a livello di processo produttivo sia a livello di prodotto offerto, affrontando perciò un vero “lavaggio verde” del proprio operato che se da un lato richiede di immettere risorse in gioco, dall’altro da prospettive future migliori di creazione di benessere.

Una parte del mondo economico ha capito le opportunità e noi spingiamo affinché siano sempre più coloro che si incamminano in questo percorso. Al 20 ottobre votiamo perciò l’onda verde anche in Ticino!

Massimo Mobiglia
Presidente verdi liberali Ticino

Mozione richiedente una variante di PR per la regolamentazione delle antenne di telefonia mobile

presentato a Minusio il 30 settembre 2019

Alla domanda “Intende il Municipio dotarsi di uno strumento per rendere difficoltosa la realizzazione di nuove antenne?” posta nell’interpellanza del 17 aprile 2019 dal gruppo USI, durante il Consiglio Comunale del 29 aprile 2019 il Municipio rispose nel modo seguente: “Nella misura in cui dal Cantone dovessero arrivare segnali di una possibile competenza legislativa in materia, il Municipio avrà cura di valutare il tema, se necessario con la consulenza di specialisti”.

Si comprende il tenore della risposta vista l’esperienza pregressa che qui sinteticamente ricordo:

Nell’ultima revisione completa del PR del Comune di Minusio avvenuta una dozzina di anni fa, il Municipio aveva proposto un articolo che andasse a regolamentare le antenne di telefonia Mobile, più precisamente l’articolo 16 delle NAPR, stralciato con decisione CdS n. 3687 del 9 luglio 2008 (p. 111), in seguito a due ricorsi presentati da Orange Communication SA e TDC Switzerland SA nonché da Swisscom Mobile. In pratica il CdS afferma che “Il Comune non ha pertanto competenza per legiferare in materia, mediante disposizioni specifiche di pianificazione locale”.

Quattro anni più tardi il Tribunale federale ha riconosciuto che, nonostante la regolamentazione federale inerente alla protezione dell’essere umano dalle radiazioni non ionizzanti dannose o moleste stabilita dalla LPamb e dall’ORNI sia esaustiva, i Comuni possono tuttavia legittimamente contrastare le immissioni ideali mediante gli strumenti della pianificazione del territorio. Per immissioni ideali si intendono tutte le ripercussioni sulla popolazione e sull’ambiente, quali disagi psicologici, compromissione della qualità di vita, riduzione dell’attrattività dei luoghi, ecc., dovute alla presenza di impianti di telefonia mobile (cfr. TF 1C 51/2012 del 21.5.2012).

L’innocuità delle onde emesse dalle installazioni di antenne di telefonia mobile di nuova generazione 5G, che vanno ad aggiungersi alle altre molteplici fonti di emissione di questo tipo (antenne telefoniche di precedenti generazioni, ecc.), non è ancora stata provata.

Uno studio ordinato dall’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) è attualmente in corso.

Il principio di precauzione ancorato nella nostra legislazione federale deve essere applicato in questo ambito. E finché i risultati di questo studio non saranno stati pubblicati, è di fondamentale importanza garantire la sicurezza e la salute della popolazione del nostro comune come pure di tutto il Cantone, rinunciando per ora ad ogni tipo di installazione e di infrastruttura di questo tipo come pure al potenziamento di quelle esistenti. Non esistono studi sugli effetti della tecnologia 5G sulla salute della popolazione.

Peraltro, nessuna pianificazione è stata stabilita riguardo all’istallazione delle nuove antenne sul territorio cantonale o comunale. Le cose sono state fatte precipitosamente violando i principi di pianificazione e di coordinamento previsti dalle norme edilizie e della pianificazione del territorio.

  • I cantoni di Vaud, Ginevra e Zugo hanno già introdotto una moratoria all’istallazione di antenne 5G mediante la quale hanno ritenuto opportuno bloccare l’installazione di dette antenne per effettuare verifiche sull’impatto che le radiazioni hanno sulla salute e sull’ambiente.
  • Molti comuni hanno pure proceduto col l’introduzione di una moratoria.
  • La mozione dei deputati Fiorenzo Dadò, Giorgio Fonio e Maurizio Agustoni pendente in Gran Consiglio ricalca le preoccupazioni.
  • La perizia giuridica dello studio legale Pfisterer & Fretz AG, Aarau, ha chiaramente dichiarato che la ORNI viola il diritto federale sotto vari aspetti, soprattutto per quanto attiene alle antenne adattative.

I seguenti articoli Costituzionali menzionano il dovere dello Stato di tutelare la salute dei propri cittadini.
L’art. 2 cpv. 2 menziona il dovere della Confederazione di promuove in modo sostenibile la comune prosperità mentre il cpv. 4 cita l’impegno della Confederazione per la conservazione duratura delle basi naturali della vita.
L’art. 10 stabilisce il diritto di ognuno alla liberà personale, in particolare all’integrità fisica e psichica. L’art. 11 evoca la particolare protezione dell’incolumità dei fanciulli che sono notoriamente molto vulnerabili alle onde elettromagnetiche emesse dalle antenne mobili.
L’art. 35 cpv. 2 della Costituzione stabilisce il dovere di chi svolge un compito statale di rispettare i diritti fondamentali e a contribuire alla loro attuazione.
Pertanto è un dovere anche delle autorità comunali vegliare alla salute e al benessere dei propri cittadini.
Inoltre l’art. 30 cpv. 1 cifra 8 del Regolamento della legge sullo sviluppo territoriale attribuisce ai comuni il compito di disciplinare nel regolamento edilizio le condizioni per l’ubicazione e la costruzione delle antenne di telefonia mobile.
Secondo l’art. 117 del citato regolamento cantonale i comuni provvedono ad adottare le disposizioni dell’art. 30 cpv. 1 cifra 8 entro 10 anni dall’entrata in vigore del regolamento, quindi entro il 2021. Pertanto i comuni hanno l’obbligo di legiferare in merito alle condizioni di ubicazione e di costruzione delle antenne di telefonia mobile.

Di questo ne parlano esaustivamente le linee guida intitolate “Antenne di telefonia mobile” redatte dal cantone nel febbraio 2016.

Invitiamo pertanto il Municipio a prendersi immediatamente la responsabilità per la salute pubblica ed il benessere della popolazione e di farlo in modo incisivo.

Appare ora urgente e più che necessaria l’adozione di una variante del piano regolatore per l’introduzione di uno specifico articolo nelle NAPR. Questo nonostante verosimilmente il Municipio dovrà presto avviare i lavori per una revisione generale del Piano regolatore.

In conclusione, i sottoscritti chiedono al lodevole Municipio di:

  • introdurre un nuovo articolo nelle NAPR / nel regolamento edilizio che disciplini le condizioni di ubicazione e di costruzione delle antenne di telefonia mobile, avendo particolare riguardo alle immissioni ideali e quindi alla tutela della salute dell’essere umano e dell’ambiente (sulla scia delle linee guida cantonali)

e/o

  • ritenuto che l’introduzione del nuovo articolo potrebbe essere una procedura lunga, e fintanto che studi scientifici indipendenti non siano stati in grado di dimostrare la non nocività della tecnologia 5G sugli esseri viventi (uomini, animali e vegetali), stabilire una zona di pianificazione secondo l’art. 27 LPT e art. 58 Legge cantonale di applicazione della LPT per impedire da subito la costruzione di nuove antenne sul territorio comunale

e/o

  • negare qualsiasi licenza edilizia agli operatori di telefonia mobile.

Articolo su La Regione del 18 settembre 2019

La Regione 18.9.2019 Mobiglia M strategia frontalieri.jpg  Mercato del lavoro: strategia frontalieri?

Il recente aumento di frontalieri in Svizzera non è certo passato inosservato, in particolare in Ticino, dove si è registrata una crescita maggiore in confronto ad altri cantoni di frontiera.

Negli ultimi anni, la propaganda anti-frontalieri di alcuni partiti è stata particolarmente appagante sul profilo elettorale, facendo leva in modo particolare sui sentimenti originati da tematiche come la sottrazione dei posti di lavoro ai “nostri”), il dumping salariale o persino l’inquinamento ambientale generato. Alla luce dei fatti, e con cifre alla mano, questa strategia è stata un fallimento, sia dal profilo politico che economico.

Nella realtà, i meccanismi del mercato del lavoro sono molto più complessi e possono avere considerevoli falle che meritano una maggiore attenzione, come l’incapacità del mercato del lavoro ticinese di assorbire le persone in cerca d’impiego, nonostante al momento attuale esse siano in numero notevolmente inferiore rispetto a quello dei frontalieri.

Gli osservatori hanno potuto notare che nel mercato ticinese, nonostante esso si trovi in un periodo positivo rispetto al contesto internazionale, si rileva un progressivo aumento dell’occupazione a tempo parziale, della sotto-occupazione. La vera sfida è il reinserimento del personale disoccupato e la stretta sorveglianza di quelle ditte che non osservano le basilari regole di responsabilità d’impresa, ad esempio assumendo personale sottopagato, sia esso svizzero o straniero, o peggio ancora, assumendo personale non dichiarato. L’aumento dell’occupazione a tempo parziale è un segnale preoccupante per chi è costretto ad accettare un posto di lavoro a tempo inferiore di quello desiderato. Ciò capita sovente alle categorie più discriminate, in particolare alle donne, ai giovani, e agli over 50. Questi ultimi poi, sono quelli che hanno maggiori difficoltà nel reinserimento professionale e devono perciò essere maggiormente supportati. Si osserva poi che, per ovviare alla sotto-occupazione, sono in aumento le persone che svolgono più di un lavoro, e le donne si riconfermano come la categoria più a rischio e che necessita supporto.

Va inoltre notato che, a volte, la riduzione della percentuale lavorativa non sempre subentra in seguito a difficoltà aziendali. Questo modus operandi nuoce fortemente a livello sociale, diventando un boomerang, in quanto si va ad attingere dal precario capitale finanziato dall’assicurazione contro la disoccupazione.

Nel mercato del lavoro vale perciò la regola di non chiudere le frontiere ma è imperativo fermare gli abusi e supportare le categorie più penalizzate, ad esempio grazie al potenziamento della sorveglianza del mercato del lavoro, alla sensibilizzazione dei datori di lavoro e di coloro che, loro malgrado, accettano di lavorare in pessime condizioni. In ultima analisi, è necessario riorganizzare e perfezionare il sistema, piuttosto che fare interventi plateali che ahimè suonano bene solo nella propaganda.