Interpellanza concernente la rete di telefonia mobile 5G

Nonostante l’ufficio federale dell’ambiente non abbia ancora i risultati dello studio sugli effetti sulla salute delle nuove frequenze per la telefonia mobile, esse sono già state attribuite dalla Commissione della Concorrenza in vista dell’attivazione della rete 5G. La prima compagnia che ha pubblicizzato questa rete è Sunrise, che dichiara di voler coprire dall’80 al 98% del territorio, seguita da Swisscom, che dichiara di voler coprire entro la fine dell’anno il 90% della Svizzera, e da Salt.

L’aumento delle richieste per la posa di nuove antenne sarà perciò esponenziale, e molti Municipi dovranno chinarsi su incarti di domande di costruzione.

Di fronte a queste notizie, una fetta di popolazione inizia a porsi molte domande, e non è un caso che da pochi giorni i legislativi di due cantoni romandi abbiano approvato una moratoria per l’utilizzo delle reti 5G, fino a che non saranno terminati gli studi volti a chiarire l’effettivo impatto sulla salute dell’uomo. Nel Canton Vaud, la moratoria durerà fino alla pubblicazione dei risultati degli studi in corso da parte dell’Ufficio federale dell’Ambiente, mentre nel Canton Ginevra fino alla pubblicazione dei risultati di uno studio indipendente.

Ora anche in Ticino si sono fatti vivi due gruppi parlamentari chiedendo una moratoria. Il Governo del canton Giura si è aggiunto alla lista congelando la costruzione di antenne.

Per capire la complessità del tema è necessario affrontarlo da un punto di vista più integrato.

Le seguenti cartine mostrano il posizionamento delle antenne per il traffico dati mobile e telefonico in Svizzera, che sono la stragrande maggioranza, e di quelle televisive. La prima in particolare mostra le antenne 5G, mentre la seconda rappresenta quelle delle generazioni precedenti e le emittenti tv. Più sotto, uno zoom mostra la situazione nel Ticino centrale, dove non sono ancora state posate antenne 5G.

Ubicazione nuove antenne 5G                                 Ubicazione antenne 4G, 3G, 2G, e radiotelevisive

Fonte : www.map.geo.admin.ch

Anche i fautori dell’innovazione al servizio per un miglioramento di vita dell’umanità si pongono molte domande, volte a capire quali siano effettivamente i vantaggi e gli svantaggi.

Stando ai promotori delle reti di nuova generazione, vi saranno molti vantaggi pratici per gli utenti, come la velocità di download e upload notevolmente aumentata, i tempi di latenza minori di un millisecondo, la maggiore capacità di gestione di connessioni simultanee, l’efficienza energetica nella trasmissione dati, e di conseguenza la possibilità di accesso fulmineo a dati su cloud, il network slicing e soprattutto la gestione di veicoli a guida autonoma, case intelligenti e molte altre apparecchiature (tra cui quelle mediche), il cosiddetto IoT (Internet of things).

Nell’immaginario comune, viste le immancabili lamentele sulla situazione attuale della rete, si vede di buon occhio una maggior velocità di trasmissione dati e una miglior copertura, senza porsi troppe domande sull’impatto che hanno sull’uomo, fintanto che le antenne non si avvicinano troppo al proprio luogo di residenza.

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Ubicazione antenne 4G, 3G, 2G, e radiotelevisive nel Ticino centrale (5G per ora inesistente)

Fonte : www.map.geo.admin.ch

I detrattori della rete danno invece una serie di svantaggi con impatto su diversi fronti. Innanzitutto, vi sarà una maggiore densità di antenne (dovuta al raggio di segnale minore consentito dalla nuova tecnologia) e non sono conosciute le tempistiche di smantellamento di quelle precedenti. L’immagine del Ticino centrale mostra la densità delle attuali antenne, che resteranno ancora per lunghi anni assieme a quelle nuove. Non deve perciò essere verificata unicamente l’emissione di radiazioni della rete 5G, ma quella di tutte le reti cumulate. A queste reti devono anche essere aggiunti altri tipi di rete come quelle WiFi, in particolare quelle pubbliche che coprono anche spazi esterni.

Una seconda argomentazione di stampo commerciale è la disponibilità di telefoni 5G, che è limitata e a prezzi proibitivi. L’utilizzo della nuova rete sarà esclusivo è richiederà da parte della popolazione la stipulazione di nuovi abbonamenti telefonici nonché l’acquisto di hardware che supportano il 5G, con tutte le problematiche di creazione di rifiuti e necessità di materie prime rare per la produzione.

Molti medici ritengono che vi sarà un aumento di patologie causate dall’aumento dell’esposizione a radiazioni, in particolare alle frequenze 5G che arriveranno ad una frequenza massima di circa 26 GHz.

Gli effetti di queste nuove reti sulla vita non sono ancora ben chiari, né verificati unanimemente dalla comunità scientifica, ma in passato è stato possibile osservare gli impatti delle reti di vecchia generazione e dei campi elettromagnetici. In quest’ambito, come detto precedentemente, tutto ciò che emette radiazioni o onde elettromagnetiche deve essere considerato nel bilancio. Negli studi si dovrebbero perciò analizzare gli impatti cumulati delle reti sia sull’essere umano che sulla flora, fauna o sulla biodiversità / biocapacità. In effetti vi sono molte specie animali che sono molto più sensibili alle onde e che potrebbero modificare i loro comportamenti in seguito all’aumento della quantità di onde.

Un effetto indiretto della rete 5G sembra essere l’abbattimento di molti alberi in contesto urbano, in quanto – stando ad alcuni studi – la chioma, ricca di acqua nelle foglie, ostacolerebbe la propagazione del segnale 5G.

Non dimentichiamo poi i rapporti geopolitici internazionali (leggasi guerre commerciali) dopo che una ditta produttrice di infrastrutture per il 5G che è stata tacciata dagli Stati Uniti di spionaggio e raccolta di informazioni riservate.

Da ultimo, a livello di informazione alla popolazione, vi è stata una evidente carenza.

Per queste ragioni, l’idea di una moratoria fino a pubblicazione dei risultati dei vari studi autorevoli in corso è condivisibile, ma è altrettanto indispensabile visionare i criteri utilizzati nello studio stesso per essere sicuri che sia stato considerato tutto dal punto di vista scientifico.

Il nostro comune, non avendo un grosso margine decisionale, sarà confrontato col tema 5G al momento che i promotori dichiareranno di voler ampliare la copertura anche sul suo territorio.

Per questo chiediamo a codesto Municipio:

  • Sono già state inoltrate domande di costruzione per antenne di telefonia di quinta generazione sul territorio di Minusio?
  • In caso affermativo, intende il Municipio prudenzialmente attendere i risultati degli studi, congelando le domande stesse?
  • Altrimenti intende prudenzialmente attendere i risultati prima di rispondere a futuri atti?
  • Intende il Municipio dotarsi di uno strumento per rendere difficoltosa la realizzazione di nuove antenne?
  • Intende il Municipio bloccare la costruzione di nuova antenne?
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Indecisi alle urne

Negli ultimi mesi sono apparsi diversi sondaggi sulle preoccupazioni della popolazione svizzera nonché alcune previsioni elettorali per le nazionali per prossimo autunno.

Il clima risulta essere tra le preoccupazioni maggiori, perciò era data una discreta avanzata dei due partiti ambientalisti. La conferma dei sondaggi è arrivata lo scorso fine settimana nel rinnovo dei poteri del Canton Zurigo, che è preso come riferimento più importante per le elezioni nazionali. Il successo si è dimostrato più sostanzioso dei sondaggi con una percentuale cumulata di voti di ca. 25% (proiezioni) al Gran Consiglio, ovvero un cittadino su 4 ha votato verde liberale o verde, rispettivamente quarta e quinta forza del Cantone. Entrambe le formazioni hanno perciò ripreso la forza elettorale avuta nel 2011, non è un avvenimento estemporaneo ma un percorso di sensibilizzazione continuo.

I verdi liberali sono nati circa quindici anni fa ed hanno dimostrato che in politica è necessario un certo rinnovamento. Infatti siamo per un approccio più contemporaneo che fugge i dogmatismi e gli slogan elettorali per andare direttamente a cercare per ogni argomento una soluzione concreta che coniughi le diverse esigenze della popolazione e della sostenibilità.

Aldilà dei temi ambientali più conosciuti come ad esempio nel settore immobiliare con la promozione di utilizzo delle energie rinnovabili e i sussidi per un miglior isolamento termico, nella mobilità con la promozione dei mezzi pubblici e l’elettrificazione del parco veicoli, oppure la spinta per permettere la realizzazione di quartieri sostenibili,

vediamo i potenziali di miglioramento in ogni settore e con i nostri giovani ed i nostri rappresentanti ad ogni livello portiamo avanti proposte tangibili. Depositate a Berna abbiamo diverse proposte per ridurre le emissioni dannose al clima. Alcuni esempi nell’alimentazione come la proibizione d’uccidere i pulcini maschi, la riduzione degli scarti alimentari, la proposta di modifica per le sovvenzioni di politica agraria. Spingiamo concretamente per una vera eguaglianza tra le persone, ad esempio con l’iniziativa matrimonio per tutti. Siamo in prima fila anche per mantenere la pubblicità dell’acqua (ZH) o il taglio dei compensi ai consiglieri di stato pensionati (GE, …)

Vediamo anche l’importanza degli accordi bilaterali con il nostro partner economico principale, l’Europa, così che innovazione, ricerca e ditte elvetiche abbiano un quadro chiaro o duraturo, ma vegliando sulla sicurezza del posto di lavoro e sul partenariato sociale.

Alle prossime elezioni cantonali in Ticino invitiamo perciò chi non si sente rappresentato o deluso, gli indecisi, i confederati, i giovani, le donne, i LGBT a votare Lista 6. Il paese ha bisogno di voi, il paese ha bisogno di noi.

Rappresentiamo il cambiamento per uno sviluppo sostenibile!

Massimo Mobiglia
Presidente Verdi liberali
Candidato al CdS e GC

Matrimonio per tutti

https://www.cdt.ch/ticino/elezioni/matrimonio-per-tutti-DF1007603

La Svizzera è il primo Paese ad avere approvato alle urne la registrazione delle coppie gay nel 2005. Tuttavia è ancora lontana la parità di diritti, poiché non è permesso il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso come lo è in 22 Paesi. Da alcuni anni è stata depositata una iniziativa parlamentare, denominata «matrimonio per tutti», dalla verde liberale bernese Kathrin Bertschy che postula un adattamento della legge per aprire tutte le forme di convivenza a tutte le coppie, indipendentemente dal sesso o dall’orientamento sessuale. Questa iniziativa postula unicamente un matrimonio civile e non va in nessun modo ad influire sulle pratiche religiose che mantengono la propria autonomia. Al momento attuale questa modifica ha superato lo scoglio della discussione alle camere federali e dovrebbe avviarsi verso la concretizzazione, dopo 5 anni di travaglio (utilizza un’altra definizione). È sicuramente un importante passo in avanti per il riconoscimento di molte coppie omosessuali da sempre confrontate con pregiudizi e discriminazioni. Al giorno d’oggi la composizione del nucleo familiare è radicalmente mutata e di conseguenza è compito di uno stato di diritto dare le stesse opportunità a tutte le fasce di popolazione. Alcuni dei motivi che portano qualsiasi coppia a sposarsi è per rendere duratura la propria convivenza, per assicurarsi reciprocamente dal profilo finanziario e non da ultimo per testimoniare il proprio legame di fronte alla società. Una coppia omosessuale in questo modo potrà ad esempio applicare il regime di comunione dei beni, avere la possibilità di naturalizzazione agevolata, poter ricevere, in caso di decesso di un partner, le stesse rendite vedovili concesse alle coppie eterosessuali. D’altro lato l’apertura della legge porterà ad una maggiore accettazione per contrastare le discriminazioni.

I giovani hanno racimolato quantità di persone inimmagnabili in altre manifestazioni del passato

https://www.liberatv.ch/news/cantonali-2019/1358934/massimo-mobiglia-i-giovani-hanno-racimolato-quantita-di-persone-inimmagnabili-in-altre-manifestazioni-del-passato

Venerdì 15 marzo a Bellinzona, come in molti altri paesi e città del mondo intero, tanti giovani hanno fatto il loro “sciopero per il clima”, una marcia di sensibilizzazione rivolta ai governi per intraprendere al più presto misure concrete per contenere o ancor meglio bloccare l’aumento delle emissioni di gas a effetto sera, che, secondo gli studi più accreditati di scienziati a livello mondiale, sono la causa principale del cambiamento climatico.

In questo giorno sono riusciti a racimolare quantitativi di persone inimmaginabili e ineguagliati da altre manifestazioni mondiali del passato, come ad esempio le proteste dopo la catastrofe di Chernobyl o le rivolte studentesche di fine anni 60. Molti studiosi stanno cercando di capire i motivi e le ripercussioni.

Nessuno era mai riuscito a fare tanto, e per questo i soliti contestatori iniziano azioni di screditamento che rasentano i livelli di inettitudine.

Prendiamo invece il vero significato di queste manifestazioni. Da anni oramai, molti scienziati e organizzazioni hanno cercato di convincere la società civile della limitatezza delle risorse e del loro uso parsimonioso evitando oltre altri sprechi anche il conseguente inquinamento. Eravamo alla metà degli anni settanta.

Ora siamo nel 2019 e la storia di questi 40 anni ci ha insegnato quanto la maggior parte dei governi e delle lobby mondiali abbiamo frenato, inibito questi principi. Sono trascorri molti anni dove si è cercato di portare in avanti la sostenibilità vera, ma gli ostacoli sono sempre stati insuperabili. Prendiamo ad esempiola revisione della legge sul CO2 che in Svizzera ha subito un arresto poco prima della fine dell’anno 2018.

Da quando esistono i verdi liberali in Svizzera, si sono sempre attivati per portare più sensibilità sul tema, non come semplice argomento di facciata come a volte capita in dibattiti preelettorali nei partiti storici posizionati al centro.
Nella manifestazione che avrà luogo a Berna al 5 ottobre 2019 a poche settimane dalle elezioni per le camere federali, i verdi liberali saranno attivamente della partita.

Il messaggio dei giovani è di finalmente prendere in mani le redini del futuro, un messaggio di allarme che le maggioranze hanno sempre negato.
Se questo è l’appello dei giovani, noi continuiamo e continueremo a rispondere “presente”!

Il verde in città si può salvare?

LaRegione, 12 marzo 2019La Regione 12.3.2019 il verde in città si può salvare

Leggendo di recente sulla stampa alcuni articoli su casi a Minusio, il comune in cui abito, di verde che deve essere eliminato per un motivo o per l’altro, prendo spunto per ragionare sulle modalità che abbiamo per valorizzare il verde urbano anziché eliminarlo.

In un caso è una pianta secolare protetta assieme ad altre due senza vincoli che rischiano di essere eliminate perché danno fastidio trovandosi molto vicine ad una edificazione (la pianta si ergeva da molto prima che venisse edificato). Al momento attuale la decapitazione è ferma per una particolarità amministrativa, ma l’approvazione al taglio rischia di arrivare a breve. In un altro sono degli orti urbani ubicati in zona edificabile in posizione centrale a dovere cedere lo spazio ad una futura edificazione, senza che vi sia una proposta sostitutiva.

La pressione antropica sul territorio è molto forte e si manifesta in molti casi con perdita di superfici verdi urbane. Non è mia intenzione scagliarmi contro le edificazioni tout court, bensì di proporre dei correttivi in modo che in futuro si possa edificare valorizzando il nostro territorio ed il verde urbano.

Stiamo ancora costruendo secondo i principi pianificatori dei piani regolatori nati negli anni 70-80 che hanno portato ad un utilizzo poco parsimonioso della nostra risorsa limitata che è il suolo. Sono dei principi ultra obsoleti che avevano come scopo primario quello economico cercando di creare valore e di attirare popolazione nei singoli comuni: genericamente una politica di occupazione estensiva del territorio.

È perciò necessaria una revisione della pianificazione in cui sia messo in primo piano lo sviluppo qualitativo e non quantitativo. Si può concretizzare ad esempio a livello locale con piani di quartiere o Masterplan che dovranno assumere una maggiore importanza fino a divenire obbligatori, in particolare spingendo sulla realizzazione di quartieri sostenibili che sono la soluzione che permette al meglio di controllare le dimensioni dello sviluppo sostenibile. Pensare a un quartiere sostenibile significa mettere sullo stesso livello di importanza esigenze disparate e a volte conflittuali tra loro come ad esempio il risparmio energetico, l’uso di energie rinnovabili locali, la qualità dei materiali, il mix di utilizzi (lavoro e abitazione vicini), il mix sociale (giovani e anziani in vicinanza, asili, appartamenti protetti…), la qualità degli spazi esterni, più verde urbano, il contenimento dei costi (realizzazione e utilizzo), minore mobilità.

I proprietari di terreni se vorranno avere un vantaggio economico, dovranno mettersi d’accordo e sviluppare un‘edificazione su un comparto più grande della propria proprietà, utilizzando ad esempio gli indici edificatori inutilizzati di altre zone, ma utilizzando i piani di quartiere per realizzare spazi di vita con una qualità migliore. Pure gli inquilini avranno la propria convenienza, poiché edificare in modo più compatto porta sicuramente benefici economici per loro.

Ma soprattutto potrà essere creata una rete di verde urbano di qualità, ancor meglio se il Comune realizzasse un piano ecologico. In realtà il nuovo PAC proposto dal Cantone, richiede che ogni comune realizzi un piano del verde urbano per affrontare nuove modifiche di piano regolatore.

Allora eseguiamolo subito!

Sviluppo territoriale e riordino fondiario

Articolo apparso sul Corriere del Ticino il 7 marzo 2019

Stiamo ancora costruendo con i principi pianificatori dei piani regolatori nati negli anni 70-80 che hanno portato a un utilizzo poco parsimonioso della nostra risorsa più scarsa che è il suolo. I risultati sono visibili agli occhi di tutti con una edificazione scoordinata e in molti casi anche speculativa, soprattutto per stabili di medio-grandi dimensioni. Ancora prima che entrassero in vigore i piani regolatori, La Repubblica del Cantone Ticino ha licenziato una legge nel 1969-1970 sul raggruppamento terreni entrata in vigore il 23 novembre 1970. Obiettivo della legge è ancor oggi una «migliore utilizzazione del suolo in generale», «la sistemazione e la formazione di aziende agricole razionali e l’organizzazione della produzione agraria e dell’economia forestale e pastorizia» come pure è «strumento per l’attuazione dei piani regolatori, dei piani particolareggiati o dei piani di utilizzazione». Questo principio è stato ripreso anche dalla Legge sullo sviluppo territoriale del 21 giugno 2011 con il riordino fondiario il cui scopo è di «migliorare e razionalizzare l’uso del suolo edificabile e di concretizzare gli obiettivi del piano regolatore». La situazione antecedente alla legge del 1970 era uno spezzettamento dei fondi molto marcato, causato dal nostro diritto successorio. In pratica esistevano proprietà che erano state letteralmente fatte a strisce, rendendone impossibile qualsiasi utilizzo. I raggruppamenti terreni eseguiti quasi ovunque in Ticino hanno perciò portato a una reale valorizzazione dei terreni. In pratica i proprietari di terreni che da soli non valevano nulla e non erano conseguentemente commerciabili, erano costretti a mettersi d’accordo con altri. Il semplice riordino fondiario ha portato per tutti un evidente vantaggio economico. Oggigiorno di terreni edificabili completamente liberi ve ne sono pochi e in applicazione della legge federale sullo sviluppo territoriale votato nel 2013 non sarà possibile nei prossimi 15 anni prevederne una estensione. Al fine di valorizzare i terreni edificabili deve perciò essere applicato ancor maggiormente il principio del riordino fondiario. La revisione della pianificazione in cui sia messo in primo piano lo sviluppo qualitativo e non quantitativo, si può concretizzare ad esempio a livello locale con piani di quartiere o masterplan che dovranno assumere una maggiore importanza fino a divenire obbligatori, in particolare spingendo sulla realizzazione di quartieri sostenibili che sono l’entità che permette al meglio di controllare le dimensioni dello sviluppo sostenibile, va a braccetto con i principi sopra elencati. Pensare a un quartiere sostenibile significa mettere sullo stesso livello di importanza esigenze disparate e a volte conflittuali tra loro come ad esempio il risparmio energetico, l’uso di energie rinnovabili locali, la qualità dei materiali, il mix di utilizzi (lavoro e abitazione vicini), il mix sociale (giovani e anziani in vicinanza, asili, appartamenti protetti), la qualità degli spazi esterni, più verde urbano, il contenimento dei costi (realizzazione e utilizzo), minore mobilità. In pratica i proprietari di terreni se vorranno avere un vantaggio economico, dovranno mettersi d’accordo e sviluppare un’edificazione su un comparto più grande della propria proprietà, utilizzando ad esempio gli indici edificatori inutilizzati di altre zone. Con i piani di quartiere, in particolari quelli sostenibili, si potranno realizzare spazi di vita con una qualità migliore. Pure gli inquilini avranno il proprio tornaconto poiché edificare in modo più compatto porta sicuramente vantaggi economici per loro. Obiettivo sarà contenere plusvalore del terreno entro una certa quota del maggior introito dovuto alle maggiori superfici realizzate.